FIVET ICSI

dott. giampiero pepe ovodonazione fivet icsi italia europaLa IVF (In Vitro Fertilization) corrisponde all’acronimo FIVET (Fecondazione In Vitro e Trasferimento Embrionario). E’ la tecnica standard di base per la procreazione esterna al corpo femminile ed è stata e viene associata ad altre tecniche ancellari come la ZD (Zona Drilling), la SuZI (Sub Zonal Insemination), la ICSI (Intra Cytoplasmatic Sperm Injection), l’Hatching, ecc.

La procedura consiste nel recuperare ovociti da ovaie stimolate farmacologicamente e nel mettere questi a contatto con gli spermatozoi del partner o del donatore per ottenere la fertilizzazione In Vitro cioè in una capsula di laboratorio. In passato si parlava di bambini in provetta (test-tube babies) perchè la fertilizzazione avveniva in provette di vetro. Dopo la fecondazione degli ovociti, questi vengono coltivati in incubatore per alcuni giorni e poi trasferiti in utero.

La FIVET è la tecnica che ha consentito a uomini e donne di risolvere tutta una serie di problemi di fertilità, dall’infertilità tubarica alla diminuita riserva ovarica, dai deficit del liquido seminale alla criptozoospermia. Con la sua lunga storia iniziata nel 1978 con la prima bambina fecondata in provetta, la FIVET ha aiutato milioni di coppie in tutto il mondo a costruire ed espandere le loro famiglie.

Il consulente italiano Dott. Giampiero Pepe è attivo dal 1987 nel campo della fecondazione umana extracorporea, sin da quando allievo del Prof. Giuseppe Benagiano della facoltà di Medicina dell’Università di Roma “La Sapienza” e appassionato della materia venne inviato come studente ricercatore presso il Centro RAPRU di Roma diretto dal pioniere italiano Dott. Severino Antinori e sotto la direzione scientifica del famoso embriologo inglese Dott. Simon Fishel. Successivamente, nel 1992, il Dott. Pepe seguì in qualità di Clinico il Dott. Fishel presso il Centro Biogenesi-Villa Europa all’EUR di Roma. Nel 2003 si interessò della chirurgia degli apparati riproduttivi creando e dirigendo il Centro di Chirugia Riproduttiva e Tecniche di Procreazione Assistita – MAHRE, Villa Europa all’EUR in Roma. Ora collabora con i migliori Centri Italiani ed europei selezionandoli in base alla sua esperienza e alla sua abilità di individuare il miglior approccio per ogni singolo paziente.

Dapprima, è necessario stabilire se la FIVET è appropriata nel caso specifico e quale sia il protocollo terapeutico che dovrebbe essere usato in base alle circostanze cliniche. Quindi, non può essere evitata la prescrizione di accertamenti specifici di primo e secondo livello di complessità come il dosaggio di ormone anti-mulleriano AMH e ormone follicolo stimolante FSH, lo studio della cavità uterina e della pervietà tubarica con ecografia transvaginale e isterosalpingografia (ISG), l’esame del liquido seminale.

Sin dall’inizio, il percorso viene costruito con serietà e rigidità, come vuole la metodologia anglosassone: prima individuare i problemi e solo dopo tentare di risolverli come se la donna si trovasse nell’unico Centro di PMA al mondo dove è possibile risolvere il suo problema. Infatti, non è assolutamente raro incontrare pazienti che raccontano una lunga storia di tentativi falliti in altri Centri. Questo non vuol dire che ciò non possa accadere ai nostri pazienti, ma solo che facciamo di tutto perchè ciò non accada affidandoci ad esperti eccezionali per prudenza, perizia e senso di responsabilità.

Una volta inserita la donna in un ciclo FIVET, essa deve seguire delle precise sequenze.

La soppressione ormonale Il ciclo della donna viene soppresso con farmaci specifici (una sorta di menopausa a breve termine) al fine di migliorare la qualità ovocitaria e di dare un prevedibile timing all’ovulazione. Generalmente inizia dal 21mo giorno del ciclo precedente ma possono essere applicati protocolli diversi. Con farmaci stimolatori (gonadotropine) si induce la crescita di diversi follicoli per ottenere un certo numero di ovociti maturi. Più ovociti maturi inseminati garantiscono un sufficiente numero di embrioni (tipicamente da 1 a 3) da trasferire in utero.

La stimolazione ovarica Ottenuta la sospensione del ciclo fisiologico, le gonadotropine vengono somministrate in media per 8-12 giorni e la stimolazione viene monitorata ecograficamente (monitoraggio follicolare) e con dosaggi ormonali di E2 estradiolo e Pg Progesterone. Il monitoraggio è essenziale perchè in questa fase si può manifestare la più temibile complicazione della fivet, la sindrome da iperstimolazione ovarica (Ovarian Hyper Stimulation Syndrome – OHSS) che determina, prevalentemente in donne predisposte, aumento eccessivo di estradiolo, dolori addominali, nausea, vomito, ipotensione, oliguria, danno renale, passaggio di liquidi nelle cavità corporee (ascite, versamento pericardico, pleurico, ecc.) con rischio di deficit cardiorespiratorio. Il monitoraggio attento consente di interrompere la stimolazione prima della somministrazione di HCG che determina l’attivazione di una serie di eventi che provocano l’aggravamento della sindrome fino a necessitare di ricovero ospedaliero.

Recupero degli ovociti (pick-up) e fertilizzazione in vitro Circa 34-36 ore dopo la somministrazione di HCG, con una procedura invasiva ambulatoriale in sedazione, che prevede la puntura di ogni singolo follicolo ovarico con un lungo ago fissato alla sonda ecografica transvaginale, si aspirano gli ovociti i quali vengono trasferiti in laboratorio per il lavaggio, l’eliminazione del cumulo ooforo e l’incubazione insieme agli spermatozoi del partner o del donatore. Il giorno dopo viene osservata al microscopio la fecondazione e il giorno successivo viene osservato lo sviluppo a 2-4 cellule .

Il trasferimento dell’embrione in utero Gli embrioni selezionati  secondo alcuni criteri standardizzati (generalmente 1 o 2 al fine di limitare il rischio gravidanza multipla), vengono caricati dall’embriologo in un catetere dedicato e trasferiti al ginecologo il quale con tecnica tipica trans-cervicale li rilascia nel fondo dell’utero. Occasionalmente, in donne di maggiore età, vengono trasferiti più embrioni. Embrioni di buona qualità non trasferiti, vengono congelati e conservati per transfer futuri, in accordo con la donna e l’eventuale partner. Dopo il transfer, che non richiede sedazione, può essere condotta una vita normale escludendo attività impegnative e/o particolarmente faticose.

Il test di gravidanza Il primo test di gravidanza viene eseguito dopo due settimane dal transfer. Il nostro esperto consiglia di eseguire un test di laboratorio di tipo quantitativo (cioè con un risultato numerico) al fine di valutare piccoli incrementi o decrementi che potrebbero essere significativi e di continuare la terapia con pregesterone, iniziata al momento del transfer per condizionare l’attecchimento, fino al test interrompendola solo dopo aver parlato con lo specialista. Il test va ripetuto dopo qualche giorno per confermare il risultato positivo o negativo del primo dosaggio di betaHCG.

La diagnosi ecografica di gravidanza La gravidanza clinica viene confermata con una successiva ecografia transvaginale che documenta una o più camere gestazionali.

La fisiopatologia della gravidanza iniziale (early pregnancy physiopathology) Non è necessario che il Centro di PMA segua tutta la gravidanza ma è altamente consigliabile che l’esperto di PMA controlli lo sviluppo dell’embrione nelle sue fasi iniziali di vita perchè vi sono alcuni segni prevalentemente ecografici che vanno studiati. Inoltre, è consigliabile seguire la donna durante tutto il periodo della terapia progestinica post-transfer che dovrebbe raggiungere le 11-12 settimane dal transfer stesso e che, a volte, è associata ad altri farmaci anche impegnativi per i loro possibili effetti collaterali.

fivet icsi dott. Pepe Italia EuropaLa ICSI (Intra-Cytoplasmic Sperm Injection è una tecnica che viene associata alla FIVET quando è necessario fertilizzare uno o più ovociti con spermatozoi singoli pre-selezionati. E’ la più conosciuta tecnica tra le SMART (acronimo coniato dal Dott. Pepe) ossia tra le Sophisticated Micro Assisted Reproductive Techniques. L’embriologo, al microscopio, inietta un singolo spermatozoo nell’ovocita per consentire la fecondazione ogni volta che questo ha una bassa possibilità di dare il via al processo autonomamente o quando sono disponibili solo pochissimi spermatozoi da eiaculato o da recupero chirurgico dal testicolo. Grazie alla sua alta performance in termini di risultati, la ICSI ha rivoluzionato il trattamento dell’infertilità maschile.

La selezione dei pazienti La ICSI può aumentare la probabilità di ottenere una gravidanza nel caso di:

  • uomini con pochissimi spermatozoi oppure affetti da criptozoospermia
  • spermatozoi che presentano atipie morfologiche o scarsa motilità
  • uomini che in precedenza si sono sottoposti a vasectomia e che successivamente hanno richiesto il recupero di spermatozoi dal testicolo o dall’epididimo
  • uomini con impossibilità di eiaculare a causa di diverse condizioni mediche
  • coppie che in precedenza hanno fallito la FIVET a causa di mancata o deficitaria fertilizzazione
  • coppie che ottengono un povero recupero ovocitario a causa di diminuita riserva ovarica

Ciò che è promettente, è che con la ICSI si può ottenere la fecondazione ovocitaria in ogni uomo che abbia anche pochissimi spermatozoi nell’apparato riproduttivo. Quando si incontra un severo deficit maschile la ICSI è l’opzione migliore rispetto ad altri trattamenti quali l’inseminazione intra-uterina IUI. Anche nel caso di soggetti già diagnosticati come affetti da azoospermia, una DIAGNOSI CERTA è fondamentale! Assai spesso è possibile identificare, con particolari tecniche (come la MERC), alcuni singoli spematozoi su campioni di liquido seminale di soggetti azoospermici dimostrando che spesso non si tratta di azoospermia vera ma di criptozoospermia, una condizione di grave deficit testicolare nella quale solo alcune microscopiche “zone” testicolari hanno conservato la capacità di produrre spermatozoi.
Con la ICSI, fino all’85% degli uomini diagnosticati come azoospermici possono diventare genitori di bambini biologicamente correlati.

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